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“La musica è il mio mondo”. E Cheval dopo ‘The voice’ pensa a Sanremo giovani

  • Dithomas cheval

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Quando entro nel bar in cui ci siamo dati appuntamento mi trovo davanti un ragazzo alto e sorridente, di appena 18 anni; come inizia a raccontarmi la sua vita, vedo svanire quella timidezza con cui molti lo identificano, tradita solo da mani nervose, che non possono fare a meno di giocare con le maniche della felpa che indossa. Quelle di Thomas Cheval non sono le classiche dita lunghe e affusolate di un pianista, eppure quando lo si sente suonare viene spontaneo pensare che le sue mani non siano altro che il prolungamento dello strumento che tanto ama. “E’ stata mia nonna che, quando avevo 5 anni, mi ha fatto capire qual è la mia passione”, mi dice con un sorriso.
Thomas è nato a Ferrara il 23 giugno di 18 anni fa, da madre italiana e padre francese. Attualmente frequenta l’ultimo anno di scuola superiore: “Prima ero al Liceo Ariosto, con indirizzo linguistico, ma quest’ultimo anno mi sono iscritto al Parini; sono stato obbligato a fare questa scelta a causa dei tanti impegni che ho con la musica”. È felice dei traguardi raggiunti nel mondo musicale, specialmente dopo essersi guadagnato il quarto posto a The Voice of Italy: “faccio più serate, ora si lavora di più” mi dice, ma dai suoi occhi è chiaro che a volte, per rincorrere i propri sogni, si è costretti a prendere decisioni scomode, talvolta dolorose, come quella di lasciare la propria classe dopo quattro anni insieme: “Il fattore scuola è ciò che più mi ha marcato: torni da un programma televisivo e ti rendi conto di dover abbandonare i tuoi amici, proprio l’ultimo anno…”.
Musicista prima di tutto, preso sotto l’ala protettiva del maestro Corrado Calessi che per molti anni gli ha insegnato ad apprezzare e a suonare la musica classica; è con lui che si è esibito al piano per la prima volta presso la Chiesa di San Francesco, in occasione di un saggio di fine anno. È stato successivamente avviato alla musica moderna dal Maestro, amico e collaboratore Andrea Bandi.
Mentre Thomas e il pianoforte sono uniti da quasi tutta la vita, è da poco che ha iniziato a dedicarsi al canto: “Due anni fa mia madre mi ha iscritto al Made in Fe’s Got Talent, un concorso locale, senza dirmi nulla. Ero convinto di suonare, ma al sound-check mi sono ritrovato davanti un microfono. In quel momento, timido come sono, ho provato il panico, ma non potevo ritirarmi, così ho cantato per la prima volta davanti a un pubblico ed è andata bene. Ho vinto il concorso e da quel momento ho iniziato a collaborare con Andrea Poltronieri”.
Ed è proprio con il famoso saxofonista che Thomas suonerà sabato 6 febbraio al “#BauMusicGala, una cena a sostegno del progetto di Pet Therapy “Con un battito di coda”, dell’Associazione ChiaraMilla, di cui Thomas è testimonial.
Il giovane talento ferrarese dalle giacche “bariolé” è un ragazzo altruista e genuino che ha intrapreso da circa due anni la via del canto: “Ho preso lezioni, ma per poco perché non avevo abbastanza tempo a causa della scuola e dello sport; ho continuato da autodidatta e ora mi aiuta Bandi; quando vado a registrare in studio lui non manca mai!”.
Ho sentito Thomas cantare non solamente in italiano e in francese, le sue due lingue madri, ma anche in inglese, con una pronuncia impeccabile, così mi chiedo se tra le sue passioni ci siano anche le lingue e lui mi conferma che è proprio per questo che aveva deciso di seguire l’indirizzo linguistico al liceo: “Ho la possibilità di condividere i miei due mondi, quello italiano e quello francese, tramite la musica e questa è per me una bellissima cosa”.

Thomas mi racconta, senza esitazione alcuna, che vorrebbe vivere della sua arte e che lotterà tantissimo per realizzare questo suo sogno; è un ragazzo intelligente, entusiasta, ma per niente esaltato, un giovane con i piedi per terra: “Non abbandono del tutto lo studio perché, purtroppo, nel mondo della musica un giorno sei vivo, il giorno dopo sparisci, è questione di attimi. Dopo la maturità mi piacerebbe iscrivermi a Psicologia che è da sempre la mia altra grande passione; cerco di trovare il giusto equilibrio tra gli studi e la musica”.
Thomas, pur essendo giovanissimo, ha già fatto diverse esperienze nell’ambito musicale: oltre al Made in Fe, ha vinto anche il “Fattore X” di Casumaro nel 2014 ed è inoltre arrivato tra i semifinalisti del “Tour Music Fest”, con Mogol presidente di giuria. E’ proprio grazie a quest’ultimo concorso che il giovane ferrarese è stato notato e contattato dalla produzione di The Voice: “Mio padre mi aveva iscritto a The Voice France, ma non abbiamo ricevuto risposta. La produzione dell’equivalente italiano mi ha sentito cantare al Tour Music Fest, mi ha chiamato e così ho deciso di provarci!”.
Gli chiedo di parlarmi dell’esperienza che lo ha lanciato sul grande schermo e che gli ha permesso di farsi conoscere a tutta l’Italia: “Conservo un bellissimo ricordo di The Voice e porterò sempre quest’esperienza nel mio bagaglio. È un’avventura che consiglio a tutti. Mi ha fatto crescere sia musicalmente che come persona; mi ha aiutato a combattere la timidezza, a non sentire il peso delle telecamere, anche se penso che un po’ di timidezza ci voglia, aiuta a tenere i piedi per terra”.
The Voice è un talent show e per sua natura dà la possibilità ai giovani debuttanti di mostrare il proprio talento, ma è anche una competizione, una gara che alla fine ha un solo vincitore; in quanto tale credevo la rivalità fra i concorrenti fosse tanta, ma questa mia convinzione viene smentita dalle parole di Thomas che mi racconta cos’ha provato a The Voice, le impressioni, i sentimenti, le emozioni: “Giorno dopo giorno mi sembrava di essere sempre più con un piccolo gruppo di amici, non c’è mai stata competizione tra noi, anzi ci aiutavamo a vicenda. Dovevamo imparare canzoni nuove per il giorno dopo, l’ansia e la tensione erano alle stelle, ma per distrarci ci ritrovavamo insieme a suonare e a fare festa”.
Quando Thomas ha cantato per la prima volta all’interno del programma, in occasione delle “blind auditions” (le cosiddette “audizioni al buio” in cui i coach ascoltano la voce del talento senza vederlo fisicamente), tre postazione su quattro dei vari team si sono voltate, esprimendo così il loro desiderio di avere il giovane emiliano nella propria squadra. Thomas ha scelto Noemi e, da come ne parla, è facile intravedere il bel rapporto nato tra lui e la “leonessa”: “È sempre molto dolce e disponibile. Recentemente mi ha chiamato a Rieti per aprire il suo concerto… Noemi cerca sempre di darmi una mano. E’ una donna che merita davvero tanto”.
Thomas non fa altro che parlare positivamente di The Voice, ma sono curiosa di conoscere il suo pensiero generale sui talent show: “Inizialmente non ero troppo d’accordo, ora sono in grado di vederne i pro e i contro. Non bisogna dimenticarsi che sono programmi televisivi, ma sono sicuramente un buon trampolino di lancio con il quale ti fai conoscere, guadagni notorietà, le case discografiche ti notano e musicalmente impari davvero tanto. I talent show sono un punto di partenza”.
Dopo The Voice Thomas ha iniziato a viaggiare per l’Italia, portando in giro la sua musica; mi dice di avere mantenuto un bel rapporto con Ferrara, anche se nella sua voce percepisco una nota leggermente amara: “A volte me la sento stretta; è una soddisfazione suonare e cantare nella propria città natale, ma non sempre si viene apprezzati. Quando sono andato a The Voice molti conoscenti mi hanno votato contro, c’è chi mi ha voltato le spalle, chi mi si è avvicinato solamente per la televisione. Per fortuna c’è stato anche chi mi ha sempre sostenuto. Agli amici che condividono la mia stessa passione e mi dicono di volersi proporre per un talent non posso che dare il mio appoggio ed essere contento per loro. Non penso debba esserci invidia, ma supporto e stima reciproca”. Tra i sostenitori più fedeli di Thomas ci sono i suoi genitori che lo hanno supportato “sempre, sempre, sempre, fin da quando ero piccolo”, mi racconta con un affetto e una riconoscenza che non hanno bisogno di parole per farsi sentire.

Thomas ha solo 18 anni, ma è un ragazzo decisamente modesto e maturo, dà l’impressione di essere più adulto di molti suoi coetanei, membri di una generazione poco combattiva, a tratti rassegnata. Ma il giovane Cheval non ha alcuna intenzione di fermarsi davanti agli ostacoli e, come mi ha raccontato, farà tutto ciò che è in suo potere per fare della musica la sua vita. Per il momento si fa conoscere e accumula esperienze nel suo bagaglio di avventure: “Nell’ultimo periodo ho suonato parecchio: a Capodanno sono stato a Decimomannu e due volte ad Iglesias, sempre in Sardegna. La seconda volta ci sono andato per “Più di prima”, una pièce teatrale che parla di Alessandra Santandrea, dell’incidente stradale che le ha causato la perdita dell’uso delle gambe e da come la sua vita è cambiata da quando ha preso il cane Lulù. Il presentatore è Edoardo Boselli, Marina Casciani la director. Lo spettacolo ha girato un po’ per tutta Italia”.
Un periodo intenso questo, per Thomas, anche se spiega che d’inverno si fanno meno concerti e che lui dedica alla musica tutto il suo tempo libero: “Ora scrivo molto…è una cosa che viene da sé, ma prima di scrivere mi deve succedere qualcosa, bella o brutta che sia. Per crescere musicalmente penso si debbano ascoltare un po’ tutti i generi, passo ore in camera mia ad ascoltare cd”. Thomas spazia tra il soul, il rock, il pop e il blues, ultimamente ascolta molto Mengoni e Adele, “adoro il suo ultimo cd!” esterna con una certa enfasi; tra i suoi artisti preferiti ci sono Amy Whinehouse, i Deep Purple e Paolo Nutini, a cui si ispira molto quando scrive le sue canzoni.
Ho avuto l’occasione di conoscere Thomas grazie ad un altro giovane artista, Luca Bretta. I due talenti hanno recentemente collaborato e dato vita a una cover, “Adventure of a lifetime” dei Coldplay, rivisitata in modo originale: due voci diversissime, accompagnate dai loro strumenti per eccellenza, la chitarra di Luca e il pianoforte di Thomas, senza i quali è ormai quasi impossibile immaginarseli: “Conosco Luca da prima della mia esperienza a The Voice e devo dire che lui non è mai cambiato nei miei confronti. Ci conosciamo grazie alla musica, ma siamo prima di tutto amici”.
Dolce e delicato, ma sicuro e “musicalmente aggressivo” quando serve, Thomas in futuro vorrebbe ritentare Sanremo Giovani: “Ora sono con la Universal, ma la sfortuna ha voluto che l’anno scorso non prendessero le major companies. Ritenterò quest’anno”.

Credo il modo migliore per conoscere un artista sia attraverso la propria arte, ma Thomas è una di quelle persone che ti incuriosiscono e ti portano a volerne scoprire tutte le sfaccettature, così gli chiedo quali pensa siano i suoi punti di forza e quali le sue debolezze: “Musicalmente guardo più all’emotività che alla tecnica perché sono una persona estremamente sensibile; questo per alcuni può essere un difetto, per altri un pregio, io so solo che se non fossi così non sarei la persona che sono”. Ammette di essere pigro, molto permaloso e di avere poca pazienza, ma è quando arriva il momento di parlarmi dei suoi pregi che Thomas si mostra in tutta la sua modestia e la sua genuina semplicità, spiegando che preferisce siano gli altri a giudicarlo.
Thomas è spesso definito un ragazzo timido, The Voice però lo ha aiutato a gestire questo suo tratto che a me piace definire “distintivo”, ma chissà cosa prova quando sale sul palcoscenico, davanti a centinaia, migliaia, di spettatori: “Ho sempre una strizza pazzesca, che io debba esibirmi per 5 persone o per un milione, ma come suono la prima nota al pianoforte, mi sento trasportato nella tranquillità della mia cameretta. Credo la timidezza non vada persa, ma controllata. Sul palco sto veramente da Dio, è il mio mondo, è dove sento di dover stare”.
Il giovane Cheval ha sposato la musica quando era solo un bambino, da adolescente ha vinto concorsi musicali importanti nell’ambito del suo territorio ed è stato il più giovane concorrente ad aver mai partecipato a The Voice of Italy. Ma non voglio dare per scontato che l’esperienza più bella che ha vissuto musicalmente sia quest’ultima, così decido di farmelo raccontare da lui:
“Il momento più emozionante sono state le blind auditions, quando ci sei solo tu e ancora non ti ritrovi a sfidare nessuno. In quell’istante sei totalmente solo e hai il cuore che batte a mille; non scorderò mai nemmeno la finale, quando ho cantato e suonato “Angels” con Noemi.
Un’altra esperienza incredibile l’ho vissuta quando ho registrato il mio Ep. Anche i saggi di pianoforte presso la chiesa di San Francesco rimarranno sempre un bellissimo ricordo, perché tutto è iniziato proprio da lì. Ma il momento più bello in assoluto l’ho vissuto con mia nonna, quando le mie mani hanno toccato il pianoforte per la prima volta”.
Grazie alle esperienze fatte e ai traguardi raggiunti ha iniziato ad avere tanti sostenitori e numerosissimi followers sui vari social network, così gli chiedo se questa notorietà, a soli 18 anni, non lo spaventa: “Non ho paura, se ne avessi sarei incoerente. Per ora ho raggiunto una parte di ciò che volevo, non lo chiamo successo, ma un passo in più lungo il cammino verso quella che spero un giorno diventerà la mia carriera. Se potessi firmare un contratto per un altro anno con la Universal lo farei subito, voglio dare il massimo a questa casa discografica. Non so cosa mi riservi il futuro, so solo che farò tutto ciò che posso per coronare il mio sogno”.
Decido di salutarlo con una domanda che mi piace porre a tutti gli artisti che incontro lungo la mia strada, perché è con questa che ti mostrano la propria anima e capisci, dal luccichio che hanno negli occhi, che la loro arte è una passione a cui, comunque vada, non rinunceranno mai: “Sia quando sto bene che quando ho dei problemi e non voglio avere a che fare con nessuno, la musica mi viene in aiuto, è la mia valvola di sfogo; è con lei che passo la maggior parte del mio tempo perché la musica è il mio mondo”.

Intervista di : Silvia Malacarne

Fonte : ferraraitalia.it